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7月20日 INTERVISTA A PAOLO GIORDANO, PRESIDENTE DI SANREMOLAB 2009“SANREMOLAB – Accademia della Canzone di Sanremo” è organizzato dal 2006, per conto del Comune di Sanremo, dalla società Sanremo Promotion S.p.A. Al concorso possono iscriversi i giovani che non hanno mai partecipato alle precedenti edizioni del Festival.
Paolo Giordano, il Presidente della Commissione Artistica di SANREMOLAB 2009 racconta la sua esperienza e le novità di questa edizione. - INNANZITUTTO, COSA SIGNIFICA PER LEI ESSERE IL PRESIDENTE DI SANREMOLAB? Per me è un onore, è un segno di continuità fare parte della Commissione. Entro come Presidente in un contesto di sviluppo e di progettazione per il futuro di Sanremolab. - QUALI SONO I PRINCIPALI REQUISITI PER ACCEDERE A SANREMOLAB? I requisiti fondamentali sono quelli di aver compiuto 16 anni e non aver compiuto i 36 anni il giorno della messa in onda. Ricordo comunque che sul sito ci sono tutte le informazioni utili per chi fosse interessato e che la scadenza delle iscrizioni è fissata al 14 Agosto (www.sanremolab.it). LEGGI TUTTA L'INTERVISTA SU:
7月7日 ROMAFICTIONFEST: oltre 1000 persone per la Masterclass di LostSono stati circa un migliaio i partecipanti questa mattina alla Masterclass organizzata dal RomaFictionFest con Damon Lindelof e Carlton Cuse, creatori della serie LOST. Già dalle 7.30 di mattina molti fan si sono accalcati davanti al Multisala Adriano tanto che si è deciso di aprire una seconda sala del cinema per permettere a tutti di assistere all’incontro, trasmesso..
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7月6日 ROMAFICTIONFEST: Un medico in famiglia 6La sesta serie di “Un medico in famiglia” è tutta all’insegna della paternità e del ritorno a casa: torna Lele, (Giulio Scarpati) dopo otto anni di assenza, tornano Guido (Pietro Sermonti) e Maria (Margot Sikabonyi) dopo l’esperienza africana. La casa si ripopola: con Lele ci sono i due gemelli Libero (Gabriele Paolino) ed Elena (Domiziana Giovinazzo) di otto anni, ci sono Ciccio e Annuccia, (i fratelli Micki e Eleonora Cadeddu) ci sono Guido e Maria costretti a vivere ancora a casa Martini perché il loro appartamento è stato dato in affitto, ci sono nonno Libero (Lino Banfi) e nonna Enrica (Milena Vukotic) che, finalmente sollevati dall’onere di doversi occupare da soli della famiglia..
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ROMAFICTIONFEST: al via la terza edizioneSi apre oggi ufficialmente la terza edizione del Festival. Padrino di battesimo è Moonshot dove, all’Auditorium della Conciliazione verrà presentata l’anteprima mondiale alle ore 21.00. The Flight of Apollo 11 (Moonshot: L’Uomo sulla Luna), è il film per la tv con il quale si festeggia anche il 40° anniversario della prima passeggiata sulla Luna, compiuta il 20 luglio 1969. Ospite d’onore della serata è Buzz Aldrin, l'astronauta della Missione Apollo 11, il secondo uomo, dopo Neil Armstrong, a calpestare il suolo lunare.
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7月2日 La presentazione di "Peccati Scarlatti" con gli occhi di GUALBERTO ALVINO![]() ![]()
Festeggiare il mio amico Biagio Arixi è per me una vera gioia, ma un piacere an-cor più grande è poter celebrare Peccati scarlatti, opera che ho visto nascere e — massimo dei privilegi per un contemporaneista — potuto seguire passo passo in tutte le sue fasi compositive, dalla prima all’ultima. Avendo, dunque, spiato Arixi al lavoro nella sua officina, posso testimoniare che il suo modo di comporre è quello degli scrittori di razza, perché è caratterizza-to non solo da perenne incontentabilità (il labor limae cui lo scrittore sardo sotto-pone i suoi scritti da un decennio a questa parte è ormai divenuto leggendario), ma da scrupolo ideativo e da forte attenzione per l’organizzazione dei valori formali. È ormai universalmente acquisito che in arte il significante, cioè la forma, conta più del significato, ossia la cosiddetta sostanza; se ciò non fosse, un sunto dell’I-liade varrebbe quanto l’Iliade, e la parafrasi del dantesco Tanto gentile quanto lo stesso sonetto. Così ovviamente non è, e Arixi lo sa benissimo, perché egli — ol-tre che romanziere e favolista — è anzitutto un poeta (Dario Bellezza lo definì «uno dei più grandi poeti italiani viventi»): sono ormai celebri le sue raccolte di versi: Polvere Nera (1980), Diverse giovinezze (1982), Violenza immaginaria (1984), e poi Grandine (1986), Piacevole punizione (1989), Le vie del cuore (1996), Cayba d’amor (2001), fino alla più recente L’Amore è libertà (2007), rac-colte prefate o recensite dai più bei nomi della critica letteraria italiana, da Anto-nio Porta a Maria Luisa Spaziani, da Milena Milani ad Alberto Bevilacqua, da Renato Minore a Giuseppe Pontiggia a Giorgio Bàrberi Squarotti a Maurizio Cuc-chi, per non citare che i più illustri. Ed è proprio alla provenienza dai territori del-la poesia e alla lunga frequentazione con i poeti del Novecento che egli deve la conquista di una qualità sempre più rara tra i prosatori: il dominio ferreo, la più assoluta signoria del linguaggio sulla materia narrata: la lingua di Peccati scarlatti è infatti piana, razionale, immediatamente fruibile, sobria nell’architettura sintatti-ca ed esattissima nelle scelte lessicali, ma al contempo sostenuta, con vertici di nobiltà e di squisitezza che staccano nettamente il nostro Biagio dalla media dei narratori d’oggi. In termini tecnici, Peccati scarlatti è un Bildungsroman, ossia ‘un romanzo di formazione’. Come tutti sanno, un Bildungsroman è la storia di un giovane che, attraverso una serie di errori, sventure e disillusioni — dalla prima infanzia alla maturità —, giunge ad instaurare un rapporto armonico col mondo; dunque il mo-tivo centrale è costituito dalla sua evoluzione spirituale, culturale, psicologica e sentimentale. Il paradigma del Bildungsroman è Wilhelm Meister di Wolfgang Goethe (1797), e i più noti romanzi di formazione sono David Copperfield di Charles Dickens, Il rosso e il nero di Stendhal, il Pinocchio di Collodi, e per arri-vare al Novecento, I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil, Buddenbro-oks di Thomas Mann, Il giovane Holden di J. David Salinger, Ernesto di Umberto Saba (un poeta importantissimo, insieme a Sandro Penna, nella formazione lette-raria di Arixi). Ma il modello di Peccati scarlatti è senza dubbio Justine o le sventure della virtù del marchese de Sade, pubblicato nel 1791. Sade, nell’introduzione al ro-manzo, esprime la propria intolleranza per la narrativa classica, dove il bene e la virtù sconfiggono sempre il male e il vizio; mentre la sua protagonista è «una sfor-tunata errante di disgrazia in disgrazia, giocattolo di ogni scelleratezza, bersaglio di tutti i vizi». Il romanzo di Sade narra, dunque, le disavventure di una giovane virtuosa che s’imbatte in libertini diabolici, ecclesiastici licenziosi, sordide mez-zane, nobili viziosi. E chi ha letto il romanzo che qui celebriamo ne ha potuto toc-care con mano la stretta consanguineità con Justine. Lo scarso tempo concessomi non mi consente di svolgere con ogni agio tutte le argomentazioni che vorrei; mi limiterò, pertanto, a toccare qualche aspetto che mi sembra di capitale importanza per la comprensione e il giusto inquadramento del-l’opera, gettando se possibile semi di riflessione e spunti di dibattito. Diciamo sùbito, allora, che l’anima di Biagio è essenzialmente ambigua, pro-blematica, sfuggente ad ogni tentativo di classificazione. È lacerata, insomma, da una serie di ossimori, antitesi, contraddizioni. Il primo ossimoro concerne, come ho accennato, il livello linguistico: abbiamo visto che il linguaggio di Peccati scarlatti è piano, terso, accessibile, ma al tempo stesso — ecco l’antitesi — intensamente lirico, perfino, a tratti, criptico e polise-mico, perché Biagio tesse il narrato con la stessa forma mentis che presiede alla costruzione del verso. Il romanzo è infatti suddiviso in sette libri, ciascuno intito-lato a un vizio capitale e recante un’epigrafe in versi, più un epilogo. Attenzione: libri, non capitoli; si chiamava libro ciascuna delle partizioni in cui erano divise le opere poetiche soprattutto classiche; nei tempi moderni il termine libro indica le singole raccolte di componimenti poetici compresi sotto un unico titolo: il libro I e II delle Odi barbare del Carducci, i quattro libri delle Laudi di D’Annunzio, ecc. Un romanzo, insomma, strutturato come una silloge poetica. Il secondo ossimoro riguarda l’aspetto religioso (sottolineo religioso, ossia so-stanzialmente cultuale, non fideistico, perché nel Nostro le due categorie sono net-tamente distinte). Ebbene, quella di Arixi è da un lato una religiosità libera, laica e modernissima, ma dall’altro una religiosità (meglio sarebbe definirla un’attra-zione, e addirittura un’ossessione per le tematiche religiose) profondamente tradi-zionale, direi quasi elementarmente catechistica. L’intitolazione dei libri ai sette vizi capitali ne è una riprova (e notate che libro è anche ciascuna delle opere che costituiscono la Sacra Scrittura: il Libro di Giobbe, il Libro d’Isaia, il Libro dei Salmi, ecc.). Un’altra prova è rappresentata dallo stesso titolo, che allude certo ai peccati commessi con ecclesiastici (scarlatto è il colore di cui sono vestiti i cardi-nali ed è il simbolo della loro volontà di difendere la fede a costo di versare il pro-prio sangue), ma rinvia anche a un passo del Primo Libro del profeta Isaia (1:18) in cui è scritto: «Dice il Signore: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”»). Il terzo ossimoro riguarda la tematica erotica. L’erotismo, come per tutti gli au-tori che pongono al centro della loro poetica la sessualità, non è un mero contenu-to, una serie di fatti da squadernare, ma una vera e propria lingua, uno strumento di conoscenza e di comunicazione; è una Weltanschauung, ossia una visione del mondo, e di conseguenza una modalità espressiva. Ma dov’è l’ossimoro? È nel fatto che Biagio narra, sì, le più turpi perversioni vissute dal suo alter ego (condi-scendentemente e partecipativamente, a differenza di Justine) con foschi e disso-luti personaggi della nobiltà nera romana, con forsennati degeneri parroci di cam-pagna e con vescovi ortodossi depravati, ma sempre con uno sguardo fresco, ver-gine, ingenuo, acceso di stupore, quasi naif; il che è l’esatto contrario della scelle-ratezza alla cui insegna si svolgono i fatti narrati. Vorrei concludere leggendovi un passo della recensione che Dario Bellezza, uno dei maggiori poeti del secondo Novecento, scrisse nel 1988 su «Paese Sera» a proposito di Figlio di vescovo, il primo romanzo di Arixi, del quale è in prepara-zione una seconda edizione: «È, quello raccontato da Arixi, uno “scandalo” squi-sitamente pasoliniano, ammorbidito però da struggimenti penniani: è poesia nel dettato narrativo; silenzio nella partitura laboriosa delle parole; monocromatismo nel clamore di tanti finti effetti, soliloquio in un deserto di colori. Un romanzo che ha tutti i connotati per essere “difficile”, ma che difficile non è. Si legge, infatti, si legge e appassiona come poche cose italiane in questi tempi tromboni e mortife-ri». Sono persuaso che altrettanto si possa dire di Peccati scarlatti. GUALBERTO ALVINO Presentazione di Peccati Scarlatti di Biagio Arixi Edizioni Libreria Croce «Roma si libra» Piazza del Popolo, 30 giugno 2009 |
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