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Mary Ferrara

Mary Ferrara

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Adoro contemplare la bellezza in tutte le sue forme..esteriori edinteriori..

RACCOLTA DI POESIE IN PUBBLICAZIONE

Mi sono state chieste informazioni sul mio libro precedente
Per chi fosse interessato all'acquisto può farlo sul sito www.ibs.it
Le parole dell'Anima - Mary Ferrara - Edizioni Progetto Cultura 2003

L'elenco completo per trovarlo anche nelle librerie è sul sito www.progettocultura.it
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July 02

La presentazione di "Peccati Scarlatti" con gli occhi di GUALBERTO ALVINO

 
Festeggiare il mio amico Biagio Arixi è per me una vera gioia, ma un piacere an-cor più grande è poter celebrare Peccati scarlatti, opera che ho visto nascere e — massimo dei privilegi per un contemporaneista — potuto seguire passo passo in tutte le sue fasi compositive, dalla prima all’ultima.
Avendo, dunque, spiato Arixi al lavoro nella sua officina, posso testimoniare che il suo modo di comporre è quello degli scrittori di razza, perché è caratterizza-to non solo da perenne incontentabilità (il labor limae cui lo scrittore sardo sotto-pone i suoi scritti da un decennio a questa parte è ormai divenuto leggendario), ma da scrupolo ideativo e da forte attenzione per l’organizzazione dei valori formali. È ormai universalmente acquisito che in arte il significante, cioè la forma, conta più del significato, ossia la cosiddetta sostanza; se ciò non fosse, un sunto dell’I-liade varrebbe quanto l’Iliade, e la parafrasi del dantesco Tanto gentile quanto lo stesso sonetto. Così ovviamente non è, e Arixi lo sa benissimo, perché egli — ol-tre che romanziere e favolista — è anzitutto un poeta (Dario Bellezza lo definì «uno dei più grandi poeti italiani viventi»): sono ormai celebri le sue raccolte di versi: Polvere Nera (1980), Diverse giovinezze (1982), Violenza immaginaria (1984), e poi Grandine (1986), Piacevole punizione (1989), Le vie del cuore (1996), Cayba d’amor (2001), fino alla più recente L’Amore è libertà (2007), rac-colte prefate o recensite dai più bei nomi della critica letteraria italiana, da Anto-nio Porta a Maria Luisa Spaziani, da Milena Milani ad Alberto Bevilacqua, da Renato Minore a Giuseppe Pontiggia a Giorgio Bàrberi Squarotti a Maurizio Cuc-chi, per non citare che i più illustri. Ed è proprio alla provenienza dai territori del-la poesia e alla lunga frequentazione con i poeti del Novecento che egli deve la conquista di una qualità sempre più rara tra i prosatori: il dominio ferreo, la più assoluta signoria del linguaggio sulla materia narrata: la lingua di Peccati scarlatti è infatti piana, razionale, immediatamente fruibile, sobria nell’architettura sintatti-ca ed esattissima nelle scelte lessicali, ma al contempo sostenuta, con vertici di nobiltà e di squisitezza che staccano nettamente il nostro Biagio dalla media dei narratori d’oggi.
In termini tecnici, Peccati scarlatti è un Bildungsroman, ossia ‘un romanzo di formazione’. Come tutti sanno, un Bildungsroman è la storia di un giovane che, attraverso una serie di errori, sventure e disillusioni — dalla prima infanzia alla maturità —, giunge ad instaurare un rapporto armonico col mondo; dunque il mo-tivo centrale è costituito dalla sua evoluzione spirituale, culturale, psicologica e sentimentale. Il paradigma del Bildungsroman è Wilhelm Meister di Wolfgang Goethe (1797), e i più noti romanzi di formazione sono David Copperfield di Charles Dickens, Il rosso e il nero di Stendhal, il Pinocchio di Collodi, e per arri-vare al Novecento, I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil, Buddenbro-oks di Thomas Mann, Il giovane Holden di J. David Salinger, Ernesto di Umberto Saba (un poeta importantissimo, insieme a Sandro Penna, nella formazione lette-raria di Arixi).
Ma il modello di Peccati scarlatti è senza dubbio Justine o le sventure della virtù del marchese de Sade, pubblicato nel 1791. Sade, nell’introduzione al ro-manzo, esprime la propria intolleranza per la narrativa classica, dove il bene e la virtù sconfiggono sempre il male e il vizio; mentre la sua protagonista è «una sfor-tunata errante di disgrazia in disgrazia, giocattolo di ogni scelleratezza, bersaglio di tutti i vizi». Il romanzo di Sade narra, dunque, le disavventure di una giovane virtuosa che s’imbatte in libertini diabolici, ecclesiastici licenziosi, sordide mez-zane, nobili viziosi. E chi ha letto il romanzo che qui celebriamo ne ha potuto toc-care con mano la stretta consanguineità con Justine.
Lo scarso tempo concessomi non mi consente di svolgere con ogni agio tutte le argomentazioni che vorrei; mi limiterò, pertanto, a toccare qualche aspetto che mi sembra di capitale importanza per la comprensione e il giusto inquadramento del-l’opera, gettando se possibile semi di riflessione e spunti di dibattito.
Diciamo sùbito, allora, che l’anima di Biagio è essenzialmente ambigua, pro-blematica, sfuggente ad ogni tentativo di classificazione. È lacerata, insomma, da una serie di ossimori, antitesi, contraddizioni.
Il primo ossimoro concerne, come ho accennato, il livello linguistico: abbiamo visto che il linguaggio di Peccati scarlatti è piano, terso, accessibile, ma al tempo stesso — ecco l’antitesi — intensamente lirico, perfino, a tratti, criptico e polise-mico, perché Biagio tesse il narrato con la stessa forma mentis che presiede alla costruzione del verso. Il romanzo è infatti suddiviso in sette libri, ciascuno intito-lato a un vizio capitale e recante un’epigrafe in versi, più un epilogo. Attenzione: libri, non capitoli; si chiamava libro ciascuna delle partizioni in cui erano divise le opere poetiche soprattutto classiche; nei tempi moderni il termine libro indica le singole raccolte di componimenti poetici compresi sotto un unico titolo: il libro I e II delle Odi barbare del Carducci, i quattro libri delle Laudi di D’Annunzio, ecc. Un romanzo, insomma, strutturato come una silloge poetica.
Il secondo ossimoro riguarda l’aspetto religioso (sottolineo religioso, ossia so-stanzialmente cultuale, non fideistico, perché nel Nostro le due categorie sono net-tamente distinte). Ebbene, quella di Arixi è da un lato una religiosità libera, laica e modernissima, ma dall’altro una religiosità (meglio sarebbe definirla un’attra-zione, e addirittura un’ossessione per le tematiche religiose) profondamente tradi-zionale, direi quasi elementarmente catechistica. L’intitolazione dei libri ai sette vizi capitali ne è una riprova (e notate che libro è anche ciascuna delle opere che costituiscono la Sacra Scrittura: il Libro di Giobbe, il Libro d’Isaia, il Libro dei Salmi, ecc.). Un’altra prova è rappresentata dallo stesso titolo, che allude certo ai peccati commessi con ecclesiastici (scarlatto è il colore di cui sono vestiti i cardi-nali ed è il simbolo della loro volontà di difendere la fede a costo di versare il pro-prio sangue), ma rinvia anche a un passo del Primo Libro del profeta Isaia (1:18) in cui è scritto: «Dice il Signore: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”»).
Il terzo ossimoro riguarda la tematica erotica. L’erotismo, come per tutti gli au-tori che pongono al centro della loro poetica la sessualità, non è un mero contenu-to, una serie di fatti da squadernare, ma una vera e propria lingua, uno strumento di conoscenza e di comunicazione; è una Weltanschauung, ossia una visione del mondo, e di conseguenza una modalità espressiva. Ma dov’è l’ossimoro? È nel fatto che Biagio narra, sì, le più turpi perversioni vissute dal suo alter ego (condi-scendentemente e partecipativamente, a differenza di Justine) con foschi e disso-luti personaggi della nobiltà nera romana, con forsennati degeneri parroci di cam-pagna e con vescovi ortodossi depravati, ma sempre con uno sguardo fresco, ver-gine, ingenuo, acceso di stupore, quasi naif; il che è l’esatto contrario della scelle-ratezza alla cui insegna si svolgono i fatti narrati.
Vorrei concludere leggendovi un passo della recensione che Dario Bellezza, uno dei maggiori poeti del secondo Novecento, scrisse nel 1988 su «Paese Sera» a proposito di Figlio di vescovo, il primo romanzo di Arixi, del quale è in prepara-zione una seconda edizione: «È, quello raccontato da Arixi, uno “scandalo” squi-sitamente pasoliniano, ammorbidito però da struggimenti penniani: è poesia nel dettato narrativo; silenzio nella partitura laboriosa delle parole; monocromatismo nel clamore di tanti finti effetti, soliloquio in un deserto di colori. Un romanzo che ha tutti i connotati per essere “difficile”, ma che difficile non è. Si legge, infatti, si legge e appassiona come poche cose italiane in questi tempi tromboni e mortife-ri».
Sono persuaso che altrettanto si possa dire di Peccati scarlatti.

GUALBERTO ALVINO
Presentazione di Peccati Scarlatti di Biagio Arixi
Edizioni Libreria Croce
«Roma si libra»
Piazza del Popolo, 30 giugno 2009
June 24

Scrivere un blog

Scrivere un blog..è tutto sommato una cosa nuova..scrivo sempre non intenzionalmente, nel mio diario, trasformo gli impulsi emotivi in rime, la prosa per lasciare una traccia più corposa. Ma un blog per scrivere di me, di quello che si muove dentro di me, è una nuova situazione. Che mi va a genio, almeno adesso.

Perché mi va a genio non lo so, probabilmente per parlare, mettere in circolo un’altra voce si misceli alla moltitudine di fruscii più o meno rumorosi della rete. Mi piacerebbe poter parlare di tutto, non so da dove iniziare se non da un’enorme confusione che ho nell’anima, nel cuore e nella mente. Penso che capiti a tutti di venire attratti da un’infinità di input, talmente tanti da perdersi. Questo mi sta succedendo, mi sto perdendo e attraverso queste righe cerco forse una strada, non so se vecchia o nuova, comunque una strada..

 

Come ci si pone in un blog, parlando forse di sé? Magari è il modo migliore per rompere il ghiaccio. Siamo tanti e siamo amici, ma non ci conosciamo affatto e forse non ci conosceremo mai, però se voi mi chiedeste “chi è Mary?”, vi risponderei che è un’anima vagante, sempre alla ricerca di qualcosa, una stacanovista delle emozioni. Tralascio passionale, intelligente, creativa e talentuosa. Testarda ma anche tenace, simpatica e crudele, hitleriana e fragile in modo disarmante. La classica persona con due facce per la stessa medaglia, con dei cardini saldi e longevi: peso quello che dico, non prometto mai se non posso mantenere, amo sinceramente e sinceramente punisco, corretta al punto giusto e animale da giungla se c’è da lottare. Non dimentico i torti e nemmeno vivo per vendicarmi. Sono soprattutto libera, per quanto in questa vita, in questo corpo mi sia consentito. Non libertina. Non credo al momento, non so se crederò di nuovo, ma c’è un principio cristico a cui mi attengo “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Ci credo, lo vivo, ci provo a seguirlo sempre, ad ogni passo che muovo. Con molto sacrificio. A volte con altrettanto dolore.

 

Dimenticavo. Vivo.

June 22

Addio Vito...

 

Citazione

YouTube - vito riviello in redazione [videor 01]
  
June 10

'Fratelli Benvenuti': si ride con Boldi, De Rossi, Salvi e Lionello

E' stata presentata a Milano la nuova fiction targata Mediaset che dovrebbe andare in onda a gennaio prossimo. Capitanata da Boldi, è un prodotto formato famiglia per il pubblico e per la presenza della figlia dell'attore, Manuela e del fratello Fabio in veste di produttore.

Ambientato in un comune non precisato del milanese, Lorenzo (Massimo Boldi), Teresa (Barbara De Rossi) e Claudio (Enzo Salvi) hanno una piccola salumeria, ma proprio di fronte al negozio costruiscono un centro commerciale che piano piano mette in crisi i commercianti. Risolveranno il problema trasferendosi nell'ipermercato ed il resto è tutto da scoprire.

Accanto all'attore, oltre la figlia Manuela, ci sarà un cast particolare che prevede ritorni sulla scena di icone passate, new entry ed i beniamini che conosciamo tra cui Barbara De Rossi, Enzo Salvi, Gea Lionello e Paolo Ferrari. Ritroveremo le sexy icone degli anni 80 Massimo Ciavarro e Gloria Guida, Elisabetta Canalis ed il debutto della soubrette Elisabetta Gregoraci.

Curiosa è l'accoppiata Lionello-Salvi e ci facciamo raccontare direttamente dai protagonisti il loro ruolo ed il rapporto nella fiction..
 
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La vena provocatoria della band Ultima (INTERVISTA)

E' in radio "DOMENICA", il nuovo singolo degli ULTIMA, la rock band pavese formata da Paolo Ciotta (voce e chitarra), Francesco Negroni (chitarra), Davide Passantino (basso), Giovanni Lanfranchi (tastiere, violino e sampling) e Maurizio Vallati (batteria).
"Domenica" è tratto dal disco d'esordio "Sanguemiele" (Rusty Records) ed è tra le canzoni più apprezzate dell'intero album. Il nuovo singolo è il brano che più di qualsiasi altro mostra il lato "contaminato" degli ULTIMA, con innesti prepotenti e diretti di elettronica e una ritmica irresistibile. La rock band, sempre attratta da tematiche introspettive propone un "inno provocatorio" alla spensieratezza della domenica e alla pigrizia a cui lasciarsi andare nel giorno della settimana tradizionalmente, ma anche distrattamente, vissuto come quello del meritato riposo.

Paolo Ciotta ci racconta "Domenica" e ci anticipa qualche novità sull'album in lavorazione.
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